Salvini impallinato dal fuoco amico. Ma è davvero lui l’“uomo” di Mosca?

(di David Rossi)
14/07/19

Ministro di polizia: così nell’Ottocento veniva chiamato il titolare degli Interni. Chissà se a Matteo Salvini, sempre così pronto a indossare le uniformi di polizia, vigili del fuoco e… barracelli sardi1, non venga in mente, ispirato dalla divisa, di indagare sul caso Savioni, il consulente della L… no! Del min… nemmeno! insomma, il presidente dell’Associazione culturale Lombardia Russia, così filorusso che certe volte nelle foto si è fatto ritrarre dalla parte della delegazione del Cremlino nelle foto ufficiali. Il ministro poliziotto scoprirebbe così, nei panni del tenente Colombo, che in apparenza abbiamo un cadavere (Savioni: ostracizzato dai suoi ex sodali), un’arma fumante analoga a quella trovata sulla scena di un altro delitto (l’audio di una offerta per così dire illecita) e un mandante (un media americano) … e tutto questo a due mesi dall’apparentemente simile scandalo del leader nazionalista austriaco e della falsa oligarca. E se poi le similitudini non fossero tali?

Come i manuali insegnano, il delitto perfetto è un omicidio commesso nel territorio e secondo gli standard di un serial killer con dei precedenti: gli investigatori passeranno anni a cercare un assassinio seriale, senza pensare che la moglie è stata ammazzata da un marito particolarmente scaltro. Una volta di più, torniamo sul luogo del delitto e ci accorgiamo che il cadavere non è Savioni ma il quasi omonimo (almeno per la stampa estera) Salvini, perché è il leader leghista quello incastrato, non la misteriosa eminenza grigia del Cremlino. E l’arma del delitto non è il video, ma - consenziente o no - Savioni stesso che nell’audio di BuzzFeed sembra parlare apertis verbis di finanziare illecitamente la Lega durante una riunione a Mosca alla presenza di avvocati d’affari che si sono detti estranei ai giochi. E che la registrazione sia partita da uno o più componenti della delegazione italiana, francamente, pare insostenibile: o i Servizi russi sono in grave crisi o loro stessi hanno prodotto l’audio. Né più né meno di come i Turchi hanno registrato nel Consolato saudita il massacro Khashoggi o di come gli Americani hanno registrato le conversazioni degli alleati europei. Delle due l’una: o Savioni sapeva delle registrazioni (e quindi l’arma, come detto, è lui) o i Russi lo hanno scaricato.

E il mandante? Beh, se è vero che tre indizi fanno una prova, va cercato dalle parti del C… Ehm, va cercato a Mosca, perché ha lasciato molte tracce:

  • In visita in Italia, il leader russo ha platealmente concesso un incontro privato solo all’antico amico Silvio;
  • Salvini, in visita negli USA, ha accettato di farsi promotore del TAP, il corridoio gassifero dall’Azerbaigian all’Italia, osteggiato dai Cinque Stelle, che secondo Mike Pompeo così fanno sul serio il gioco dei Russi;
  • Da Salvini la Russia non è riuscita a ottenere niente in questi mesi: mentre i Cinque Stelle aprivano tutte le porte ai Cinesi, sostenevano Maduro in Venezuela e lasciavano che il Qatar si comportasse da padrone in Libia, l’Italia a trazione leghista non ha intrapreso alcuna mossa a favore di Mosca.

Ora, è vero che esiste un accordo pubblico tra la Lega (all’epoca, Lega Nord) e Russia Unita, il partito politico di Putin, che prevede consultazioni e scambi di informazioni sui temi di attualità, sulle relazioni internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera delle politiche per i giovani e dello sviluppo economico. Salvini stesso aveva annunciato, nel 2017, di considerarvi incluse “lotta all’immigrazione clandestina e pacificazione della Libia, lotta al terrorismo islamico e fine delle sanzioni contro la Russia”. Quindi, anche i bambini capiscono che tutto, ma proprio tutto quello che il ministro dell’Interno e il suo partito dicono e decidono viene legalmente e ufficialmente condiviso con l’entourage del leader russo.

Che oggi, quindi, vengano chiesti soldi per fare quello che gli accordi - fotocopia di quelli con i sovranisti austriaci - sottoscritti in passato permettono a Mosca di ottenere gratuitamente, pare strano2. Perché oggi Mosca dovrebbe comprare col denaro quello che è stato loro concesso gratuitamente? Poi perché azzardare una richiesta di cash in una trattativa economica nemmeno certa come esito e infatti, a detta dell’avvocato Meranda, presente quel giorno, nemmeno andata a buon fine? E, infine, come pensare di spendere una sessantina di milioni durante una campagna elettorale nazionale senza che nessuno se ne renda conto? Non è che Salvini come vicepremier ha la facoltà di stampare i soldi la notte: se escono sessanta milioni a pioggia, anche i più sprovveduti capiscono che il leader leghista non ha vinto alla lotteria!

Ora, un dettaglio merita particolare attenzione… Come anche ai tempi di Letta e Renzi, gli Italiani tentano di tenere i piedi in due staffe, sottoscrivendo i protocolli di tutti i progetti di gasdotti, anche quelli in competizione tra di loro. Non meraviglia che Salvini provi a fare lo stesso, dicendo di sì a Mosca e Washington allo stesso modo. Nessuno vi inganni: il “feeling” di Donald Trump per il “macho” Putin non cambia l’atteggiamento di Washington, che è di contenimento in tutto il mondo della rinascita di un nuovo impero russo, a costo di assediare la Russia nel suo territorio. Se il vostro vicino in passato vi avesse dato noie, anche voi oggi sareste guardinghi: è inutile che vediate gli Yankee cattivi e i Russi povere vittime.

Ciò detto, negli USA, probabilmente, si è disposti a chiudere un occhio sulle “scappatelle” di Salvini col leader russo a patto che l’Italia a trazione leghista metta i bastoni tra le ruote all’Unione europea a guida franco-tedesca e di fatto non compia azioni davvero favorevoli ai Russi. Una cosa è che Salvini applauda all’annessione della Crimea, che non cambia gli equilibri strategici: un’altra cosa è che disturbi le forze americane o favorisca sfacciatamente i commerci di idrocarburi russi.

A Mosca, invece, ci si potrebbe essere chiesti se il gioco vale la candela: quanto serve davvero l’amico di Via Bellerio? Così, impallinato dal fuoco amico (russo?), Salvini stenta a chiudere l’esperienza del governo Conte e passare all’incasso, temendo nuovi e più aggressivi scandali. I Cinque Stelle, sornioni e interessati, stanno a osservare e - dicendosi interessati solo all’Italia - si guardano bene dal chiedere a Salvini di dare prova di essersi allontanato da Mosca, perché significherebbe schierarsi loro stessi a favore di MUOS, TAP, F35, Guaidò, cioè prendere una fattiva posizione che non favorisca gli interessi del Cremlino. Già, ma a ben vedere… chi fa davvero il gioco russo? La Lega delle chiacchiere russofile o i Cinque stelle che fanno continuamente gol a favore della squadra russa?

Ora, in conclusione e alla luce di quanto detto, identificati la vittima, l’arma e il mandante, viene da chiedersi: a chi giova tutto questo?

P.S. sì, amici lettori, questa questione riguarda la difesa e la sicurezza nazionale. Anzi, se questa storia non è una questione di sicurezza, non vedo che cosa lo possa essere.

1 La polizia locale sarda: la più antica d’Europa!

2 Bisogna aggiungere anche che chi conosce un po’ di storia russa -dai tempi degli Zar- sa quanto siano bravi da quelle parti a penetrare nelle organizzazioni che offrono un atteggiamento collaborativo: con una generazione di leader locali e nazionali leghisti “allevata” da Mosca, il Cremlino costituirà in Italia una struttura malleabile e collaborativa come un tempo il PCI togliattiano.

Foto: Facebook