COMSUBIN: intervista al comandante, contrammiraglio Massimiliano Rossi

(di Tiziano Ciocchetti)
13/10/21

Nel corso della visita al Varignano, Difesa Online ha avuto modo di intervistare il contrammiraglio Massimiliano Rossi, comandante del Raggruppamento Subacquei e Incursori della Marina Militare, già comandante del GOI (Gruppo Operativo Incursori).

Contrammiraglio, come è cambiato il Raggruppamento negli ultimi anni?

Ho assunto il comando del COMSUBIN nel 2019, nonostante provenissi dalla “famiglia” degli incursori le mie energie sono state dedicate, principalmente, alla componente che conoscevo meno (pur avendo il brevetto da palombaro), ovvero il GOS (Gruppo Operativo Subacquei). In qualità di comandante ho cercato, quindi, di interessarmi alle loro problematiche e soddisfarne le esigenze.

Ho avuto la fortuna di ereditare il Raggruppamento nel momento in cui sono giunti molti finanziamenti, grazie al lavoro dei miei predecessori, che permetteranno, ad esempio, la sostituzione di Nave Anteo con una nuova unità di supporto subacqueo polivalente nonché l’acquisizione di una nave dedicata per le bonifiche subacquee (UBOS).

I teatri operativi, in cui gli incursori sono stati impiegati, hanno inevitabilmente modificato le dottrine in uso al GOI.

Vent’anni di operazioni in Afghanistan quanto hanno inciso sugli operatori del GOI?

La fascia media degli operatori che stanno assumendo incarichi di responsabilità all’interno dei distaccamenti e dei plotoni operativi, sono cresciuti in teatro seguendo gli insegnamenti dei sottufficiali e degli ufficiali più anziani, potendo così acquisire un bagaglio operativo importante.

Quanto è cresciuta l’integrazione con gli altri reparti incursori?

La nascita del COFS, nel 2004, ha permesso una maggiore integrazione – lavorando insieme si cresce insieme – permettendo di costituire dispositivi di FS interforze. Sarebbe quindi poco corretto non riconoscere che, l’aver operato insieme ai distaccamenti del GIS, del 17° Stormo e del Nono, ma anche con i reparti di supporto come il 4° Ranger, abbia creato un forte legame tra i reparti, permettendo una crescita di tutto il Comparto OS.

La creazione di un Comando congiunto ha permesso anche di ottimizzare l’acquisizione di nuovi equipaggiamenti?

Certamente. Il COFS fornisce degli standard che si cercano di rispettare in base a quelle che sono le attività di procurement, quest’ultime di responsabilità della singola forza armata. I materiali in dotazione sono perlopiù comuni, le differenze si manifestano negli ambienti elettivi di ogni singolo reparto. Per quanto concerne l’attrezzatura subacquea, il GOI, rappresenta, ovviamente, il reparto di riferimento per tutto il comparto. Mentre per altre attività sarebbe invece pagante far riferimento agli operatori del GIS per tutte quelle attività “del comparto di polizia” che potrebbero essere esportate nell’ambito della Difesa.

Nell’ambito del GOI, vengono sempre curate le attività inerenti al contro-terrorismo marittimo?

Assolutamente, è infatti uno dei task che differenziano le unità Tier 1 da quelle Tier 2, sia nella “Dottrina Graziano” che in quelle più recenti, nell’ambito delle Missioni Interforze, espresse dal capo di Stato Maggiore delle Difesa.

Le operazioni Hostage Release (HRO) sono per i reparti incursori il necessario livello addestrativo superiore rispetto alle altre unità del comparto che non possono esprimere tale capacità. Operare in un ambiente ristretto, effettuare delle irruzioni dentro locali con la presenza di ostaggi non è l’attività di bonifica che potrebbe essere assegnata a un reparto Tier 2. Se all’interno di un edificio so che non ci sono ostaggi posso utilizzare delle tecniche diversamente dovrò adottare tutti quegli accorgimenti che mi permetteranno di giungere, sull’obiettivo, nel più breve tempo possibile, con un maggiore margine di rischio. Questo contraddistingue un reparto di livello strategico, ovvero l’accettazione di un rischio maggiore.

Il livello strategico si accentuerebbe ancora di più se tale operazione si svolgesse a bordo di una nave?

In questo tipo di operazione l’obiettivo è la liberazione degli ostaggi, la sicurezza degli operatori passa quindi in secondo piano. È chiaro che, quando vengono elaborati i concetti operativi per l’approvazione, la valutazione dei rischi per le proprie forze e per la vita degli ostaggi viene prospettata al decisore. Tuttavia il rischio zero in una attività HRO non esiste! Il decisore politico, quindi, viene coinvolto nelle esercitazioni del COFS, in quanto gli va “illustrata” la modalità di decisione e l’accettazione del rischio. Come incursori di marina, gli obiettivi situati in acqua rappresentano il nostro target fondamentale.

Il GOI utilizza navi passeggeri per svolgere attività addestrative, inerenti alla liberazione di ostaggi. Il compito non si limita solo all’irruzione finale, le tematiche addestrative riguardano anche come si arriva sull’obiettivo, come si gestiscono eventuali contingency, come si rifornisce un elicottero che ha rilasciato gli operatori con il barbettone sul ponte della nave. Necessita quindi di piattaforme navali, con equipaggi di volo. Una operazione di assalto a una nave è una attività di cooperazione aero-navale molto complessa. Una nave passeggeri, con 2/3.000 persone a bordo da controllare (come sarebbe potuto accadere nel 1985 con il sequestro dell’Achille Lauro, NdA), rappresenterebbe una attività estremamente complessa da gestire e da eseguire.

Ipotizza, nel futuro del GOI, un ritorno alle origini.

In merito, voglio precisare che il GOI non ha mai abbandonato il suo ambiente elettivo che è il mare, nonostante negli ultimi venti anni l’impiego sia stato caratterizzato a livello terrestre. Peraltro, in questo momento l’attività marittima è particolarmente importante con potenziali minacce alle navi, sia alla fonda che in movimento, molto attuali.

Abbiamo un contratto pluriennale che consentirà l’ammodernamento dei trasportatori subacquei (SDV), questi investimenti sono il risultato di una “attenzione” particolare che tutto il comparto della Difesa sta rivolgendo a un settore strategico.

Che ne pensa delle polemiche di qualche tempo fa sui comunicati della Marina in merito alle ricorrenze delle battaglie navali della Seconda Guerra Mondiale?

Non commento le polemiche.

Il raggruppamento che mi onoro di comandare ha ricevuto complessivamente 33 medaglie d’oro: si tratta del reparto più decorato delle Forze Armate italiane. La Storia può essere scritta e letta in vari modi, non è oggettiva.

Le tradizioni che sono state trasmesse non possono essere messe in discussione: gli incursori sono un reparto d’assalto!

È incontrovertibile che il GOI rappresenti uno strumento in grado di condurre azioni offensive in territorio ostile. In seno al COMSUBIN, il GOS, invece, viene più frequentemente impiegato a supporto della comunità, in attività che vanno dalla disattivazione degli ordigni sommersi al recupero delle “ecoballe” inquinanti. I palombari sono sicuramente la componente più spendibile in ambito civile.

Il GOS viene chiamato quando si verificano disastri in mare.

Certamente. In tal caso svolgono il compito, assai triste, di recupero delle salme dalle imbarcazioni affondate. Il lavoro del GOS è estremamente particolare, l’ambiente subacqueo - per entrambi le componenti - è per natura ostile. Magari ci potrebbe venire naturale effettuare un’immersione notturna, piuttosto che dei lanci ad alta quota oppure essere chiusi dentro uno scafandro, ma sono tutte attività che mentalmente richiedono uno sforzo, un autocontrollo, una serenità e un addestramento importante.

Per quanto riguarda il recupero dei battelli affondati in acque profonde, il GOS si sta attrezzando?

Ovviamente sì! Dobbiamo fare i conti con la vetustà di Nave Anteo, tuttavia in futuro potremo contare su una nuova unità. Disporrà di soluzioni tecnologiche che ci consentiranno di operare fino a profondità di circa 600 metri.

Gli USA hanno creato una nuova forza armata, la Space Force. Crede che un giorno anche voi dovrete addestrarvi per poter operare nel nuovo contesto?

Stiamo iniziando delle attività di collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, in quanto le due realtà del raggruppamento hanno delle potenzialità nel settore spaziale: lavorare all’interno di spazi ristretti, come può essere una stazione spaziale oppure dentro lo scafandro della ADS ma anche la selezione degli astronauti la cui forma mentis si avvicina molto a quella degli incursori (l’astronauta Paolo Nespoli era un incursore del Col Moschin). In futuro, un incursore del GOI o un palombaro del GOS, potrebbero far parte di un equipaggio da inviare nello spazio.

Foto: Difesa Online / COMSUBIN