Gli attentati di ieri in Francia e Arabia saudita: blasfemi sacrifici umani che sollevano domande

(di David Rossi)
30/10/20

Gli attentati di ieri a Nizza e Gedda (e forse a Avignone…) non sono avvenuti in un giorno e in due Paesi a caso. Ieri era, infatti, il compleanno di Maometto, il profeta e fondatore della religione islamica: lo sgozzamento del prof. Paty era avvenuto genericamente di venerdì, questa volta i macellai della mezzaluna hanno scelto una festa musulmana importante.

I terroristi hanno colpito, con modalità che assomigliamo più a sacrifici umani a dèi pagani che ad attentati, nella Francia del presidente Macron e nell’Arabia saudita di Mohamed bin Salman.

A ben vedere, i luoghi sono, in modo differente, entrambi religiosi: se a Nizza il terrorista ha colpito all’interno di una cattedrale cattolica, in Arabia saudita è avvenuto nella provincia della Mecca, dove Gedda si trova, vale a dire a poca distanza dai (super protetti) luoghi santi dell’Islam. Quindi, possiamo ben dire che gli attacchi sono stati entrambi volutamente blasfemi, muovendo contro, dal punto di vista islamista, i “crociati” e i “corrotti custodi” dei santuari meccani in luoghi simbolo delle due religioni e, per così dire, all’interno del “recinto sacro”.

Tutto questo è accaduto nella importante festa per il genetliaco dello stesso fondatore dell’Islam. Il cerchio si chiude.

Restano alcuni dubbi:

  • L’Arabia saudita era stato l’unico grande Paese musulmano a prendere le distanze dalle proteste antifrancesi inscenate da Erdogan e da leader islamici in crisi di idee e identità a suo seguito.
  • La città di Nizza fu sede, nel 2016, di uno dei più sanguinosi attentati islamisti in Europa, quindi non è stata scelta a caso.
  • All’Italia l’attentatore di Nizza era risultato persona degnissima, da rilasciare a piede libero con un semplice ordine di espulsione dopo la quarantena.

Per fortuna, le forze speciali francesi hanno catturato vivo, anche se ferito in modo serio, il terrorista Aoussaoui: evidentemente, in casi del genere l’ordine adesso è di non abbattere il massacratore ma, per così dire, consegnarlo vivo e presente a sé stesso agli investigatori.

Abbiamo come l’impressione che qualcuno in Tunisia, Turchia e Italia lo avrebbe preferito morto…