I terribili (e realistici) scenari del coronavirus: smettiamola di farci illusioni

(di David Rossi)
28/03/20

La pandemia in corso si è sviluppata, in Italia, finora in due ondate: la prima i pochi casi di persone provenienti dalla Cina che hanno manifestato sintomi e, poi, quella dei focolai locali, che si sono estesi a grandi cerchi in tutto il mondo. Si sente spesso chiedere, a proposito di quest’ultima, quali siano le vere cifre dell’infezione da COVID-19 in Italia. Lo sapremo solo alla fine, come succede ogni anno con l’influenza stagionale e anche detta cifra sarà solo una stima.

L’idea di tracciare tutti i casi, anche facendo tamponi di massa, è a dir poco risibile, come se il coronavirus fosse sempre presente in tutti gli infetti in quantità sufficiente a essere rilevato col tampone rinofaringeo e causasse il rilascio di anticorpi fin dalle primissime fasi per essere individuato con le analisi del sangue.

Smettiamola di farci delle pie illusioni. L’aumento dei tamponi può e deve servire a fare uno screening serio delle categorie a rischio di… infettare gli altri (personale sanitario, forze dell’ordine, cassieri, edicolanti ecc.) ma non certamente a fare il… censimento completo dei malati. Che sono, parafrasando il Vangelo di Marco, “legioni di legioni”1, vale a dire già nell’ordine del milione, forse già oltre, in Italia2. Questo spiega il collasso di quello che è ritenuto uno dei migliori sistemi sanitari europei e forse mondiali, quello lombardo appunto. Il COVID-19, infatti, è contagiosissimo e ha una capacità di mutare, sia pure di poco, che era assente nella SARS del 2003: per questo, dalla calda Tailandia alla fredda Islanda, non dà tregua. Quei Paesi altamente popolosi che propinano cifre risibili lo fanno per ragioni geopolitiche (per esempio, la Russia e la Turchia, in data 26 marzo, dichiaravano, a sprezzo del ridicolo, rispettivamente 7 e 43 casi per milione di abitanti, cioè meno di 4.500 infetti in tutto, mentre se ne avessero quanti gli Stati Uniti, cioè 259, dovrebbero già ufficializzarne 37.000 e 20.900, rispettivamente3) o perché nemmeno stanno provando a fare uno screening dello stato della pandemia (il discusso presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha di recente dichiarato che “i brasiliani possono fare il bagno negli escrementi e non succede nulla"4).

Intanto, in Estremo Oriente, da dove il COVID-19 è partito, la situazione si è ribaltata completamente, perché la conta la terza ondata, quella dei propri cittadini e degli stranieri che riportano il virus dopo i primi due cicli: mentre nuovi casi di trasmissione di coronavirus fra cittadini cinesi si stanno ufficialmente avvicinando allo zero in Cina, emerge l’importante questione delle infezioni (ri)portate da quelle persone che hanno viaggiato dall'estero: “il resto del mondo è ora visto come una minaccia e gli stranieri sono sempre più soggetti a discriminazioni, soprattutto a Pechino. I cartelli su alcune attività commerciali nella capitale vietano l'ingresso agli stranieri e molti hotel si rifiutano di accettare gli stranieri, compresi i residenti, a meno che non siano gli hotel adibiti come siti di quarantena per gli arrivi recenti. Il personale di sicurezza sta persino allontanando gli stranieri dagli uffici e dai condomini”5,6.

La città-Stato di Singapore, lodata in un recente passato per la sua proattività nei confronti della pandemia7, ha posto sotto controllo i propri cittadini e residenti di ritorno dall’estero, inoltre obbligando alla quarantena in alberghi dedicati (e a loro spese) quanti sono passati da Regno Unito e USA, evidentemente ritenuti ancora abbondantemente fuori controllo8. Come ulteriore misura, rispetto a quelle già introdotte in passato, è stata decisa la chiusura di tutti i locali di intrattenimento, i bar, i luoghi di culto, le attrazioni turistiche e i locali dedicati all’insegnamento, oltre al divieto di organizzare eventi di massa, indipendentemente dal numero di partecipanti. I luoghi pubblici come le stazioni di transito e i centri commerciali sono tenuti a ridurre la densità umana a una persona per 16 metri quadrati di spazio, in caso contrario verrà chiesto loro di chiudere9.

Parliamo di un Paese che ha ampiamente limitato la così detta prima ondata, cioè quella dei portatori del virus provenienti dalla Repubblica Popolare (cinesi, residenti e viaggiatori) e ha schivato la seconda, cioè quella dei diffusori interni al Paese e dell’epidemia dilagante, insomma quella che ha colpito in pieno l’Italia (e non solo). Tuttavia, Singapore vive con crescente timore l’arrivo della così detta terza ondata, cioè quella portata dai propri cittadini e residenti che hanno viaggiato all’estero, al netto delle restrizioni imposte agli altri stranieri. Se proviamo a tracciare, a mo’ di esempio per farvi capire di che cosa si tratta, i contagi fra il numero 640 e il 67910, tutti annunciati il 26 marzo, scopriremo che: il 20% sono stati infettati negli USA, il 10% nel Regno Unito, il 15% in Tailandia e il 30% in vari Paesi fra cui India, Sri Lanka, Germania, Italia, Malaysia ecc. Controlli sono in corso sugli altri.

Insomma, non se ne esce: da una parte lo sforzo di contenere il virus in un territorio ha successo (a dar retta alle dichiarazioni del governo cinese, s’intende) solo se le misure draconiane si protraggono per un lungo periodo. Ma alla fine il virus può tornare dal mondo esterno. Insomma, è una pietra tombale per il trasporto aereo internazionale, il turismo, il settore congressuale e fieristico ecc.

Parlavamo di misure draconiane e di lunga durata: infatti, Wuhan non sarà “liberata” prima dell’8 aprile, dopo ben 76 giorni di isolamento e restrizioni molto più rigide di quelle applicate in qualunque Paese europeo: per capirsi, per ottenere un risultato analogo, al netto del fatto che da noi esiste ancora una certa mobilità, noi Italiani dovremmo “restare a casa” fino al 25 maggio. Avevate fatto la bocca all’idea di visitare i parenti per il ponte del 25 Aprile o di riaprire il negozio verso il Primo Maggio? Ce la fate con i soldi a tirare avanti per altri due mesi? La vostra attività potrà ripartire dopo undici settimane di stop?

Considerate anche che nella provincia dello Hubei, un’area popolata quasi quanto l’Italia, i nuovi casi sono scesi sotto le mille unità al giorno dopo tre settimane: a ben vedere, l’Italia è ancora lontana da questo obiettivo. Inoltre, il nostro Paese ha ancora nel Mezzogiorno un (potenziale) enorme serbatoio di nuovi casi, presenti e futuri. Basti pensare, in data 25 marzo, la percentuale di tamponi sulla popolazione totale era stata dello 0,10% in Campania, dello 0,13% in Sicilia e dello 0,17% in Puglia, a fronte del Lazio allo 0,31%, della Toscana a 0,37% e dell’Emilia-Romagna a 0,70%, per non dire del Veneto a 1,25%11.

Vogliamo, poi, parlare delle decine di migliaia di persone che si sono spostate dal Nord al Sud con ogni mezzo nelle ultime settimane, spesso sfuggendo a ogni tracciamento e a una seria quarantena… Insomma, rischiamo di arrivare ben oltre il 3 aprile, magari proprio a fine maggio, con cifre non tranquillizzanti, più simili all’Iran (1.000-2.000 nuovi casi al giorno) che alla Corea del Sud (un centinaio di casi al giorno) e ancor meno a Wuhan (virtualmente, nessun nuovo caso).

Mentre facciamo questo sforzo sacrosanto e patriottico, dall’altra parte non possiamo dimenticare che "il 70% del settore produttivo chiuderà”, come sostenuto dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, ma ancora non sappiamo bene “come far riaprire e riassorbire i lavoratori. Se il Pil è di 1800 miliardi all'anno vuole dire che produciamo 150 mld al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni trenta giorni.

L'economia non deve prevalere sulla salute “ma dobbiamo considerare che tantissime aziende per crisi di liquidità non riapriranno dato che “qualsiasi azienda che arriva a fatturato zero, come immaginiamo che possa sopravvivere”?

Il Sole 24 Ore ci aiuta a capire “quanto sia pesante la situazione: le imprese hanno un disperato bisogno di liquidità per restare in vita mentre quasi tutta Italia è sbarrata in casa”. E questo non succede solo in Italia ma in ogni Paese.

Secondo l’ex presidente della BCE, Mario Draghi, rischiamo la “distruzione permanente della capacità produttiva e della base fiscale”12. E non pensate che la Cina vada meglio: se le fabbriche riaprono, ci vogliono gli ordini per mandarle avanti. E comunque con le frontiere sbarrate agli stranieri, investimenti e acquisti sono, anche loro, out.

Insomma, siamo fra l’incudine e il martello. Fra il collasso economico e la strage di massa.

Sì, perché il COVID-19 a detta di illustri scienziati in ambito medico e di alcuni leader politici più diretti nel parlare ha la capacità di infettare almeno due terzi della popolazione mondiale in meno di sei mesi, una volta lasciato libero di agire. Intendiamoci: si stima che in linea teorica abbia un tasso di mortalità inferiore al 2%. Ma parliamo del DUE PER CENTO DI CINQUE MILIARDI di esseri umani, vale a dire di almeno cento milioni di persone. Tutto questo in linea teorica, perché se il 5% degli infettati richiederà la ventilazione in terapia intensiva, non esistono al mondo 250 milioni di posti letto, altrettante macchine per la ventilazione e un numero sufficiente di medici e infermieri per accoglierli nel breve volgere di sei mesi. In un simile scenario, potremmo davvero vedere i cadaveri per le strade e interi villaggi spopolati anche in Paesi civilissimi, come riportato da alcune fake news sull’Italia in Cina e nei Paesi arabi…

Se non viene lasciato libero attraverso l’applicazione per lunghi periodi di misure di locking-down e social distancing e in attesa di un vaccino che, comunque, NON sarà disponibile per tutti prima della fine del 2021 o addirittura all’inizio del 2022, ecco che il numero di infetti dovrebbe stabilizzarsi nel tempo e il numero di morti non avvicinarsi per tutti i Paesi e i territori all’ecatombe in corso in ampie zone della Lombardia. Ma tutto questo a prezzo della più devastante recessione della storia umana, col fallimento di almeno un terzo delle imprese, la crescita della disoccupazione a livelli record, il più ampio ed esteso rallentamento dello sviluppo tecnologico degli ultimi millecinquecento anni e una crisi politica persino peggiore di quella degli anni Trenta. Per non parlare degli effetti sulla Sicurezza con, nello scenario della pandemia dilagante, interi corpi d’arma distrutti e l’impossibilità di condurre le più ordinarie operazioni.

È lo scenario che quasi con certezza travolgerà molti Paesi dell’America latina, del Medio Oriente e dell’Africa se non saranno intraprese misure di contenimento serie. Basti pensare che in Egitto il coprifuoco è applicato… solo nelle ore notturne e in Brasile… beh, avete letto l’opinione del presidente! Non vi fate illusioni circa la giovane età media come sufficiente a evitare il peggio: a parte che i giovani vengono infettati né più né meno degli anziani, quello che farà la differenza sarà il sistema sanitario. Che in molti Paesi è molto peggiore del nostro Mezzogiorno.

Come se ne esce? Cercando di fare ampio uso delle moderne tecnologie, anche a costo di sospendere le leggi a tutela della privacy, investendo senza limiti di bilancio nel settore sanitario e nella ricerca scientifica, senza remore nel gettare nella mischia personale con formazione non perfetta o già avanti negli anni e a rischio, evitando che medici, paramedici e altre figure professionali agiscano da volano del contagio, coordinando gli sforzi dei Paesi come minimo su base continentale, limitando l’esposizione al contagio delle persone più fragili, facilitando l’accesso al credito ai privati, aumentando l’indebitamento dei Governi fino ai livelli più alti della Storia, offrendo formazione pagata a favore di professionisti e dipendenti rimasti senza attività e… cercando senza limiti nuove soluzioni. E soprattutto facendo presto, perché non abbiamo più tempo.

Siamo fra l’incudine della più devastante pandemia e il martello di una recessione senza eguali: non possiamo permetterci l’ottimismo di maniera di politici e commentatori che sostengono che presto saremo fuori da questa crisi. Farsi illusioni e non pianificare strategie anche folli vuol dire preparare il caos.

1 “Un uomo posseduto…aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena… Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». Le dimensioni della legione romana nell’età del Principato andavano grosso modo da quattro a seimila combattenti.

2 Se diamo retta alle cifre coreane e delle monarchie del Golfo, che hanno fatto test molto diffusi e, per così dire, per cerchi concentrici attorno ai casi rilevati, ecco allora che abbiamo in Italia all’incirca 8.000 morti per una malattia che ha un tasso di mortalità inferiore al 2% e, in definitiva, possiamo sostenere che gli infettati siano fra un minimo di 400.000 (meno dello 0,6% della popolazione) e un massimo -se hanno ragione i sindaci e i prestigiosi scienziati che sostengono che solo un terzo dei morti emerga dalle statistiche, - di 1,2 milioni (all’incirca il 2% della popolazione). Dato che la Lombardia ha circa la metà dei casi rilevati, possiamo presumere che abbia anche la stessa proporzione dei casi effettivi, ovvero fra il 2 e il 6% della popolazione regionale.

3 L’Italia, la Svizzera e la Spagna, fra i Paesi più “sinceri”, dichiarano 1.333, 1.370 e 1.422, rispettivamente.

6 Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Zhao Lijian, è stato il più aggressivo dei troll cinesi su Twitter, facendosi sostenitore accanito della teoria della cospirazione americana dietro il COVID-19.

10 Il Governo singaporiano è di una precisione certosina…

12 https://www.marketwatch.com/story/heres-what-mario-draghi-says-europe-must-do-now-to-prevent-coronavirus-recession-from-morphing-into-a-prolonged-depression-2020-03-25

Foto: web / Singapore National Centre for Infectious Diseases / archivio presidenza del consiglio dei ministri