Massacri COVID nelle RSA e anziani in fase 2: il silenzio assordante di Conte

(di David Rossi)
01/05/20

Da una parte c’è l’OMS, per bocca del suo direttore europeo Kluge, secondo cui “la metà delle persone che sono morte in Europa a causa del coronavirus erano in case di cura… L’età avanzata dei pazienti, le loro condizioni di salute di base, i problemi cognitivi nella comprensione e nel seguire i consigli di sanità e di igiene dovuti a disabilità intellettiva o a demenza, sono tutti fattori che mettono queste persone a maggior rischio… Ugualmente preoccupante il modo in cui operano tali strutture di cura, il modo in cui i pazienti ricevono assistenza, che sta fornendo percorsi per la diffusione del virus. È importante ricordare che anche le persone molto anziane e fragili, affette da molteplici malattie croniche hanno buone possibilità di guarigione se vengono ben curate”.

Dall’altra parte c’è l’Italia, con i suoi politici in cerca di visibilità mediatica. C’è la conferma che “i divieti di assembramenti resteranno, anche nelle abitazioni: non consentiamo party privati per intenderci”, come misura di protezione di tutti, ma non nello specifico degli anziani, con questi ultimi ancora ignorati come vedremo.

I “divieti di assembramento” sono la linea guida dettata dal presidente del consiglio, in diretta televisiva domenica 26 aprile, in merito ai comportamenti da tenere fra noi e i nostri “congiunti”. A parte quella apparizione in TV, va detto che negli ultimi dieci giorni il premier Conte è stato molto attivo: ha incontrato il Capo dello Stato e il governatore della Lombardia, ha rilasciato due interviste (Repubblica e Quotidiano del Sud), ha visitato il sacrario delle Fosse Ardeatine, si è recato a Lodi, Piacenza e Cremona, ha presieduto al varo dell’ultima campata del Ponte sul Polcevera a Genova e, infine, ha parlato alle camere giovedì 30 aprile. È stato capace di incartarsi sul concetto di “congiunto”, tanto ampio quanto lontano dall’indicare chi ha bisogno di protezione seria. A proposito di persone che hanno bisogno di attenzioni speciali, in questi dieci giorni Conte è riuscito quasi sempre a non pronunciare mai quelle tre lettere che i nostri lettori hanno imparato a conoscere: RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale. Come mai questo silenzio? E perché è importante capirlo? Perché dovrebbe parlarne? Cercheremo di spiegarvelo in questo articolo…

Intanto, in questo stesso periodo quasi mai Conte ha parlato di anziani: fra l’altro, nel discorso in TV non ha fatto cenno né alle case di cura né alle persone più fragili. Peccato perché ne avrebbe avuto motivo, dato che oltre la metà delle vittime di COVID-19 sono morte proprio nelle RSA. Fra l’altro, era a pochi passi da lui, quando il governatore della Liguria Toti, nelle ore della visita, ha spiegato ai giornalisti che almeno la metà dei casi positivi ormai vengono trovati nelle RSA, per non dire fra i parenti degli ospiti e del personale. Conte è rimasto muto.

Una volta, a dire il vero, ha fatto cenno alle RSA: è stato domenica 19 aprile in un’intervista al Giornale. Nel rispondere alla domanda: “Che idea si è fatto di quanto accaduto in Lombardia? Pensa che la gestione delle RSA abbia avuto un ruolo determinante?” è riuscito a servire una supercazzola di grande livello spiegando che “la Lombardia si è sicuramente trovata ad affrontare il fronte più caldo di questa battaglia” e, tranchant, che “ogni discussione a proposito delle responsabilità andrà affrontato a tempo debito, nessuno si sottrarrà alle proprie”. Poi, per attirare un po’ di applausi, ha anche fatto i complimenti ai sanitari: “adesso, però, la cosa importante è stare al fianco di chi ogni giorno combatte in corsia”. Chapeau da parte del leader leghista Salvini che a metà aprile ha più volte chiesto una tregua sul tema imbarazzante della gestione lombarda delle RSA2 argomentando da par suo che nelle RSA si muore perché “l’età media è alta ed è difficile intervenire”.

Conte tace perché l’arma delle case di cura potrà essere usata in seguito nell’agone politico e non è utile spenderla subito: in fondo, manca ancora un anno e mezzo all’elezione del nuovo presidente della Repubblica... il suo ministro della Salute, Speranza, non serve nessuna sponda a Salvini e loda apertamente i carabinieri per il “prezioso lavoro sulle residenze sanitarie assistenziali”: “in un momento così difficile è importante sapere di poter contare sempre sulle straordinarie competenze e professionalità dei NAS”3.

Questo è comprensibile: Conte in due anni ha dimostrato un certo talento nel giocare alla politica secondo le regole italiane. Lo è meno il fatto che, come premier, sia silente circa le strategie per mettere in sicurezza ospiti e personale di queste strutture. Lo è ancora meno il fatto che non dia indicazioni sul modo di gestire le relazioni con i “congiunti” di età più avanzata. Né domanda loro e alle loro famiglie prudenza: Conte tace.

L’ennesimo DPCM non va oltre la conferma delle giustissime limitazioni di accesso di parenti e visitatori a strutture, senza riferimenti al comportamento richiesto al personale né ad altre misure prudenziali, mentre circa le modalità di interazione fra anziani e familiari, l’unica richiesta, come detto all’inizio, è stata quella di non fare un “assembramento” attorno ai nonni, come a chiunque altro. Un po’ pochino, ci pare… Non è che si vuol evitare di stressare l’opinione pubblica, come sempre a spese dei più deboli?

Non sono mancate le sollecitazioni al premier (e ai governatori) su questi temi. Nella settimana precedente Pasqua, “di fronte all’aggravarsi della situazione sanitaria nelle RSA e, più in generale, negli istituti per anziani” si era alzata forte la voce della Comunità di Sant’Egidio, lanciando “un appello urgente al presidente del consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ai presidenti delle Regioni, perché siano garantiti i diritti alla cura per le persone ospitate in queste strutture”. Non si trattava di un richiamo generico e populista: la benemerita organizzazione caritativa (e non solo), accusò in modo diretto, senza giri di parole quanti “dopo non avere ottemperato, in molti casi, alle precauzioni dovute per proteggere sia il personale che i residenti” hanno fatto passare “nel silenzio generale, un modello che prevede la trasformazione di alcuni istituti o di loro sezioni, in reparti per malati di Covid-19. Le persone anziane non sono cittadini di serie B: hanno diritto come tutti ad essere assistiti al meglio ed ottenere il ricovero in terapia intensiva se necessario”.

Mentre qualcuno giocava a fare dio sulla pelle dei più deboli4, veniva fatta passare attraverso appelli ingiustificati “l’inaccettabile l’idea di una divisione per categorie di malati di questa emergenza sanitaria. E non si può accettare, rassegnati – o peggio – indifferenti, una strage silenziosa che si sarebbe potuta e dovuta evitare”. Sarebbe bastato alzare il telefono e far trasferire in elicottero alcuni pazienti in altre regioni o in Germania. O anche semplicemente a casa: l’assistenza domiciliare avrebbe offerto condizioni di vita più dignitose e allungato le aspettative di vita. Tuttavia, come sottolineato dal governatore delle Marche “all’inizio dell’emergenza non si parlava di cure a domicilio, non erano autorizzate: la terapia antivirale si dava solo in ospedale, ma quando il paziente ci arrivava era già tardi”. Sì, perché per molti pazienti e in particolare per gli anziani “lo spartiacque è la delibera dell’AIFA che ha consentito di iniziare le cure già a casa: peccato non sia arrivata due settimane prima, avremmo evitato molte vittime”.

Non sono mancati altri appelli, come quello dell’associazione nazionale trapiantati e dializzati5, secondo cui “il coronavirus è entrato prepotentemente all’interno dei centri dialisi, provocando numerose vittime e terrorizzando le persone costrette a recarsi tre volte a settimana in ospedale per sottoporsi a questa terapia. I dati parlano chiaro: su 570 pazienti contagiati dal Covid a metà marzo, 147 sono deceduti. Una percentuale ben più alta rispetto alla media nazionale… è indispensabile adottare immediatamente dei piani di emergenza straordinari in tutte le Regioni, per garantire la sicurezza del paziente sia nella fase di trasporto che durante la terapia in ospedale”. Sono appelli in gran parte caduti nel vuoto…

Non siamo riusciti a trovare la risposta del nostro premier alla Comunità di Sant’Egidio. Invece, abbiamo trovato quella della cancelliera tedesca Angela Merkel a un’altra lettera della stessa organizzazione: “La Germania e l'Europa stanno con forza dalla parte dell'Italia. Vari ospedali tedeschi hanno accolto pazienti italiani, il governo federale ha inviato aiuti sanitari. Allo stesso tempo sappiamo che in considerazione delle conseguenze economiche della pandemia sarà necessario fare di più e anche in questo siamo pronti ad agire nello spirito della solidarietà europea”6.

Forse, il nostro presidente del consiglio, invece che cincischiare per calcolo politico, farebbe bene a curarsi di più degli anziani e dei deboli, se, come sostiene sul Corriere della Sera la signora Concetta, una 78enne di Torino, che “non è (nemmeno) vero che il funerale lo paga lo Stato” e le ceneri di suo marito aspettano “da un mese… nel deposito. È morto il 23 marzo, è stato cremato” ma adesso chiedono 400 euro per restituirgliele. E pensare che non si era infettato né allo stadio né mentre era a fare la settimana bianca ma perché “andava in ospedale a fare la dialisi… è lì che ha preso (questo) virus; l’ultima volta è entrato e dopo otto giorni non c’era più”. Come darle torto se dice che gliel’hanno ucciso? Come sono stati ammazzati a decine di migliaia ospiti e personale delle RSA.

Se il premier, “avvocato del popolo”, tace, noi di Difesa Online non taceremo.

6 https://www.fanpage.it/live/coronavirus-ultime-notizie-30-aprile/

Foto: presidenza del consiglio dei ministri