I francesi si prendono un pezzo del nostro territorio, il governo glissa

(di Tiziano Ciocchetti)
22/10/20

La controversia territoriale, tra Italia e Francia, riguardate la zona del Massiccio del Monte Bianco, da tempo al centro di dispute tra le due nazioni, viene riportata agli onori della cronaca per mezzo della risposta del governo, il 12 ottobre scorso, all’interrogazione parlamentare del 5 agosto 2019 del capogruppo alla Camera di FdI Francesco Lollobrigida (dopo ben 14 mesi).

Nell’interrogazione Lollobrigida rimarcava il fatto che i confini tra Italia e Francia, nella zona del Massiccio del Monte Bianco, sono da tempo oggetto di una controversia internazionale riguardante la cima del Monte Bianco e la zona del Colle del Gigante, Punta Helbronner: di rilievo per l’Italia in quanto punto d’arrivo della funivia proveniente da Courmayeur nonché come sito dello storico rifugio Torino.

La questione territoriale risale, quindi, addirittura a prima dell’unificazione del Regno d’Italia, infatti questa controversia nasce dalle cartografie ufficiali francesi in cui i confini di stato vengono tracciati in violazione dei trattati internazionali. Infatti, sia il Trattato di Torino del 24 marzo 1860 sia il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, stabiliscono che la frontiera fra l’Italia e la Francia corre sullo spartiacque, ovvero sulla linea displuviale del Colle del Gigante, lasciando una consistente porzione di Punta Helbronner e tutta la zona circostante il rifugio Torino, nel territorio italiano.

La motivazione dell’acquisizione territoriale da parte francese è, ovviamente, economica.

La situazione si è aggravata nel 2015 – prosegue Lollobrigida – a seguito dell’apertura al pubblico dell’impianto funiviario italiano denominato “Skyway Monte Bianco” che collega Courmayer con Punta Helbronner e del conseguente successo commerciale ottenuto in concorrenza con l’omologo impianto francese di Chamonix.

La prima mossa francese, da parte del sindaco di Chamonix, è quella di installare, arbitrariamente, dei sistemi di chiusura al cancello che il gestore funiviario italiano aveva posizionato sulla terrazza del rifugio Torino, per motivi di sicurezza, impedendo in tal modo il diretto accesso da rifugio al Ghiacciaio del Gigante e alle cime del Massiccio.

Anche grazie all’interrogazione presentata all’epoca del senatore Aldo Di Biagio, si giunse ad un accordo tra i due Paesi, con i quali si stabiliva che in futuro nessuna parte avrebbe intrapreso atti unilaterali sulle porzioni di territorio interessate.

Veniamo all’anno scorso: con una ordinanza congiunta, i comuni di Chamonix e Saint-Gervais, il 27 giugno 2019, hanno vietato il sorvolo in parapendio in tutta la zona circostante la vetta del Monte Bianco, invadendo, de facto, anche il territorio sotto la sovranità italiana.

L’Istituto Geografico Militare, ricevuta la segnalazione dell’Ordinanza dalla GdF di Entrèves (Courmayeur) ha informato il Ministero degli Esteri, invitando la Farnesina ad attivarsi per trovare una soluzione.

La Procura di Aosta ha aperto un fascicolo mentre il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha inoltrato la documentazione alla regione Valle d’Aosta, chiedendo di fissare un incontro per discutere la questione.

Quale iniziativa intenderà adottare il governo italiano?

  1. per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nelle aree del Monte bianco descritte in premessa;

  2. per supportare le istituzioni territoriali coinvolte nella gestione dei problemi amministrativi ed economici relativi alle attività turistiche, sportive e alpinistiche che si svolgono in quelle zone nevralgiche per l’accesso al Massiccio e alla vetta del Monte Bianco;

  3. per giungere alla definitiva risoluzione di un contezioso diplomatico che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali, a parere dell’interrogante, l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi.

La risposta del governo è arrivata lo scorso 12 ottobre, da parte del sottosegretario agli Esteri Scalfarotto:

Il Ministero degli Affari Esteri, tramite l’Ambasciata a Parigi, ha subito proceduto a rappresentare formalmente e con fermezza alle autorità francesi la tradizionale linea italiana riguardo alla linea di confine, sia come razione alla violazione dei confini e della sovranità nazionale, effettuata simbolicamente dal provvedimento amministrativo delle autorità locali francesi, sia con l’obiettivo di evitare che possa essere invocata in futuro una presunta acquiescenza italiana alle pretese francesi, tale da pregiudicare la nostra posizione.

A noi, comunque, è sembrata poco "simbolica" l’azione francese.

Il sottosegretario ha proseguito evidenziando le iniziative intraprese.

Oltre a rappresentare il disappunto dell’Italia per la violazione di confine, nella nota verbale inviata alle autorità francesi abbiamo ricordato che l’Italia ha in più occasioni manifestato in passato la propria disponibilità ad avviare con la Francia consultazioni bilaterali per esaminare le discordanze delle rispettive cartografie sul Monte Bianco.

Al contempo abbiamo provveduto a rinnovare alle autorità francesi l’apertura al dialogo per una auspicabile soluzione congiunta della questione.

In pratica i francesi si sono appropriati di circa 82 ettari di territorio italiano, grazie ad una interpretazione unilaterale da parte di Parigi che accampa pretese in nome di diritti storici acquisiti grazie a cartine geografiche (errate) del XIX secolo. Inoltre, a fondamento del diritto di possesso italiano, sussiste la prassi costante sul terreno la quale indica un esercizio, senza soluzione di continuità, delle zone che i transalpini vorrebbero toglierci.

Forse un’azione del governo, in attesa che i francesi rispondano alle nostre richieste, potrebbe essere quella di far svolgere, nel territorio conteso, una esercitazione ad un reparto alpino. Tanto per far vedere, una volta tanto, che non siamo sempre disposti a porgere l’altra guancia.

Foto: Funivie Monte Bianco S.p.A