Sulla via del LOCKDOWN: trombati i bus privati e militari in stand by?

(di Gianluca Celentano)
29/10/20

Asfaltatura delle strade capitoline e monnezza, sono tra le più recenti emergenze organizzative dove - senza imbarazzo istituzionale - si è pensato bene di pescare nel cilindro la soluzione militare, senz’altro la più organizzata ed efficiente. Del resto viviamo un periodo dove il susseguirsi di confusionari Dpcm hanno portato il premier Conte a interpellare i signori Ferragnez per sensibilizzare all’uso delle mascherine.
Attività, quelle della nettezza urbana e manutenzione, come sappiamo consuete e programmate nonché a bilancio negli enti locali, ma evidentemente qualcosa è scivolato di mano.

È bene precisare sin d’ora, all’anticamera di un possibile nuovo lockdown, che nessuno ha parlato di bus militari per incrementare le corse dei mezzi pubblici sovraccarichi nelle ore di punta, ma in virtù del Dual Use - consolidato sistema di intervento a protezione del paese -, non sarebbe neppure da escludere nell’attuale panorama politico?

La situazione autobus pubblici

Come saprete l'Esercito Italiano con il Dual Use è chiamato spesso a compiti poliedrici e paralleli a quelli per cui è destinato (v.articolo), pertanto è in grado di garantire una disponibilità di uomini, mezzi ed equipaggiamenti capaci di operare nei servizi ordinari alla popolazione.

È difficile capire come proseguirà la mobilità con un lockdown, tuttavia l’obbligatorietà di ridurre la capienza degli autobus all’80% o anche meno, manderebbe in crisi il comparto viste le scarse quantità di autobus pubblici disponibili per aumentare le frequenze.

Lo stesso numero uno di Asstra - associazione imprese di tpl (trasporto pubblico locale, ndr) - Gibelli, sosteneva già a settembre, che degli interventi in riduzione della capienza dei bus si tradurrebbero in ben 275 mila persone al giorno lasciate a piedi o ammassate alle pensiline in attesa di un altro bus. Idea poco salubre con un virus in circolazione. È bene precisare che il problema era già previsto a marzo e i gestori privati avevano avanzato per voce delle loro associazioni, soluzioni efficienti per collaborare nell’intricato mondo del tpl con il duplice fine di evitare assembramenti a bordo dei bus e poter lavorare senza gravare sulle casse in deroga.

Lo stesso Guido Bertolaso, ha affermato: “Si requisiscono i mezzi che non sono utilizzati, con i loro conducenti, e si destinano a fare quel servizio”. Non si tratta infatti di un sequestro ma semmai di una risposta concreta peraltro da mesi tanto attesa dai gestori privati rimbalzati, alla faccia dell’efficienza, dagli uffici provinciali della mobilità.

Ho parlato con Moreno Caldana, il socio fondatore della F.A.I., una delle più grandi associazioni che raggruppano i bus di noleggio privati, e le sue dichiarazioni fanno davvero pensare.

“In Lombardia (ma il quadro sarebbe nazionale) già in Luglio, in virtù dello stato emergenziale, tutti gli aderenti alla F.A.I. avevano offerto alle agenzie di mobilità provinciali i loro autobus per correre in soccorso al prevedibile incremento di bus diventatiinsufficienti con il distanziamento. Il tutto con la garanzia di rientrare nelle spese per esercitare il servizio. La risposta è stata: non abbiamo bisogno! Solo la regione Emilia Romagna, retta da Bonaccini, ha accettato l’ausilio dei gestori privati per alcune linee”.

Nella confusione verrebbe da domandarsi se ci siano state delle responsabilità da parte di chi doveva prevedere, infatti già ad aprile si parlava di un secondo picco pandemico dopo settembre. Un contesto che registra decennali lotte intestine tra comuni e regioni sui fondi del tpl, ma anche la presenza nei ruoli cruciali di manager della politica più che professionisti del settore e forse troppa ipocrisia quando la cura migliore consisterebbe nell’affidarsi a chi il lavoro lo svolge tutti i giorni.

I militari sono comunque più convenienti

I nostri conduttori militari, che da poco hanno parcheggiato sotto le tettoie degli auto drappelli gli Astra ACTL dopo la consegna - mediatica - dei banchi a rotelle, non certo si tirerebbero indietro di fronte a una chiamata del paese, ma è bene chiarire che suonerebbe come una soluzione di concorrenza sleale vista l’ampia disponibilità dei gestori privati.

Chiarito questo aspetto basilare sarebbe, nella sua drammaticità, davvero avvincente e patriottico (se ci fosse un nemico diverso dal Covid) osservare una collaborazione di autobus militari nel servizio di linea nei capoluoghi piuttosto che conduttori in mimetica sui bus civili. Sicuramente cesserebbero le aggressioni al personale.

Per effetto delle calamità nazionali, le forze armate hanno sempre dato ausilio alla popolazione facendo scuola, non dimentichiamocelo, anche alla protezione civile. A Milano durante la nevicata dell’85 furono interessati i carri Leopard (foto) per rompere il ghiaccio nelle strade e, sempre in virtù dello stato di necessità, furono le donne durante la Seconda Guerra Mondiale a sostituire gli uomini chiamati al fronte, per la manovra dei tram.

Militari a piedi?

Di autobus militari ne avevamo parlato qualche anno fa, ma in occasione di questa emergenza ho provato a capire, seppur con tempi ristretti, quanti autobus potrebbe mettere in campo la Difesa. La quota, stando a qualche confidenza, si attesterebbe su circa due autobus per reggimento ai quali si aggiungerebbero quelli stazionati nei Centri logistici e scuole. Si ipotizzerebbe una cifra di quasi un centinaio per il solo Esercito. Sarebbe però assurdo sottrarre ai militari i loro mezzi di spostamento collettivo obbligando la Difesa a ulteriori spese, mentre sarebbe più ragionevole impiegare eventualmente i conduttori militari sui bus civili, ma appunto, anche qui il problema non sussiste visto che gli autisti civili non mancano, semmai sono le politiche del lavoro il cruccio da risolvere...

Bus per impieghi umanitari

Oltre ai 34 bus Irizar da rappresentanza commissionati anni addietro da Esercito e Corpi dello Stato, possiedono ancora dei gioiellini come Euroclass e 370 6 cilindri turbo e 8V aspirato, che si associano ai più moderni Irisbus e ai piccoli Cacciamali su meccanica Eurocargo, nonché alle new entry di Sitcar su base Iveco. Durante il trasferimento dei migranti in Sicilia si sono utilizzati autobus istituzionali qualora non era disponibile un vettore civile. Tuttavia le Prefetture hanno la facoltà di precettare i vettori privati per i compiti emergenziali, come è avvenuto nel mio caso anni addietro quando lavoravo in una azienda interessata per i trasferimenti migranti in questura. Nell’occasione ho effettuato, sotto scorta, diversi viaggi di collegamento con un autobus Iveco Domino a me assegnato.

Mono… Mobilità

Concludo provocatoriamente pur condividendo le piste ciclabili ecologiche e protette, puntando il dito sugli investimenti destinati ai monopattini senza regole. Un esborso di ben 190 milioni, come sottolinea il generale/ministro Costa che in uno stato emergenziale avrebbero fatto comodo altrove. Credo più coerente, quando una scelta risulti immorale, abbandonare il tavolo di una concertazione.

Foto: autore / RAI / web