La “continuazione della politica con altri mezzi”

(di Andrea Gaspardo)
07/08/19

Nel 1808, il generale prussiano Carl von Clausewitz scriveva negli appunti di quello che sarebbe diventato il suo principale lascito intellettuale, il libro intitolato “Della Guerra”, che: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi”.

Nel 1999 due colonnelli delle forze armate della Repubblica Popolare Cinese, Qiao Liang e Wang Xiangsui pubblicarono “Guerra Senza Limiti: L'Arte della Guerra Asimmetrica fra Terrorismo e Globalizzazione” nel quale, per la prima volta in assoluto, venne codificato in maniera esaustiva “un nuovo modo di fare la guerra”. A quel tempo il manoscritto dei due colonnelli cinesi venne accolto con notevole curiosità, tuttavia alcune delle sue considerazioni più innovative erano ancora troppo “acerbe” per poter essere apprezzate appieno. Vent'anni dopo, e con termini quali “guerra ibrida” ormai sulla bocca di tutti è finalmente arrivato il momento di constatare che sì, come dicevano Qiao Liang e Wang Xiangsui, la guerra ha “rotto tutti gli argini” ed è diventata un “sistema osmotico” che assorbe e attraversa tutte e dimensioni, inoltre come diceva questa volta Carl von Clausewitz, la guerra non è mai uno strumento a sé ma è sempre inscritta in un “sistema” più ampio che la vede asservita agli obiettivi fissati dalla politica. Ne consegue che solamente obiettivi di politica chiari possono produrre chiare strategie di guerra multidimensionale.

La multi dimensionalità della guerra fa sbiadire il concetto di “pace” fino a farlo completamente sparire (come è possibile parlare di pace quando nello spazio web avvengono in un'ora più attacchi militari che non in tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale?), inoltre la bassa “letalità” di alcuni strumenti non convenzionali di fare la guerra (un attacco hacker non fa lo stesso “rumore” di una cannonata) li ha resi allettanti e potenzialmente utilizzabili non solo contro forze ostili ma anche contro alleati riottosi al fine di “rimetterli in riga”; un esempio classico in questo senso è dato dalle sanzioni economiche, oggi pudicamente definite “guerre dei dazi”.

Parallelamente alla caduta di tutte le barriere ed alla compenetrazione dei diversi campi di battaglia, oggi si può parlare di guerre di tipologia militare, trans-militare e non-militare. A ben vedere però, anche questa distinzione è in realtà artificiale; si pensi al caso dei giornalisti “embedded” che inviano i propri reportage, spesse volte assolutamente sbilanciati verso l'una o l'altra parte contendente: possiamo veramente dire che, in questo caso, la “guerra mediatica” da loro portata avanti sia da considerarsi come una “guerra non-militare”? Ad ognuno la risposta secondo la propria coscienza e sensibilità.

Ad ogni modo, e dovendo necessariamente adottare un approccio schematico a beneficio dei lettori, l'autore del presente articolo ha ritenuto di individuare le seguenti tipologie di guerra a seconda delle tre categorie nelle quali verrebbero localizzate per la maggiore.

Tra i conflitti a tipologia “militare” vanno menzionate: la guerra convenzionale, la guerra nucleare, la guerra biologica/chimica, la guerra ecologica, la guerra spaziale, la guerra elettronica, la guerra di guerriglia e la guerra terroristica.

Tra i conflitti di natura “trans-militare” troviamo: la guerra diplomatica, la guerra di network, la guerra di spionaggio, la guerra psicologica, la guerra tattica, la guerra di contrabbando, la guerra della droga e la guerra di deterrenza (detta anche guerra virtuale).

Infine, tra i conflitti “non-militari” individuiamo: la guerra finanziaria, la guerra commerciale, la guerra di risorse (da non confondere con la guerra per le risorse!), la guerra di aiuto economico, la guerra normativa, la guerra di sanzioni, la guerra mediatica e la guerra ideologica... più altre che devono ancora essere inventate.

Al di là del numero di tipologie di guerre che esistono, ciò che è importante per noi ricordare è che, nel corso del XXI secolo, la capacità di una parte di prevalere rispetto ad un'altra sarà garantita dall'abilità con la quale i “duellanti” riusciranno a combinare il maggior numero possibile di elementi da tutte le tipologie di conflitto sopra menzionate, utilizzandole con il giusto dosaggio come in una performance di un'orchestra (una sorta di “ricerca dell'armonia”) ampliando e restringendo di volta in volta la portata delle operazioni offensive in una sorta di guerra senza limiti e dimensione ma sempre rispettando un totem supremo: che l'obiettivo politico finale di ogni conflitto è quello di snervare l'avversario al fine di piegare la capacità di resistenza delle élite dominanti (quelle che hanno le chiavi dei centri direzionali dell'avversario) e, attraverso un'operazione di coercizione di diverso grado di “violenza”, riuscire ad assoggettarle al proprio volere. Questo, infine, è l'unico vero obiettivo che è stato, è e sempre sarà della “continuazione della politica con altri mezzi”.

Foto: U.S. Army / presidenza del coniglio dei ministri