Il nocchiere che sconfisse Napoleone

(di Renato Scarfi)
09/08/23

Le bocche di Bonifacio separano la Sardegna dalla Corsica e presentano, nel punto più stretto, una distanza di soli 12 km. Ciò ha da sempre favorito gli scambi commerciali tra le due isole, consentendo peraltro anche ai pastori corsi di attraversare facilmente lo stretto per portare le proprie greggi a pascolare in Gallura o sulle isole dell’arcipelago de La Maddalena, che conta sette isole maggiori (La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Budelli, Razzòli e Santa Maria) con una nutrita serie di isolotti minori. Sono tutte isole separate da piccoli bracci di mare prevalentemente non navigabili da navi di medie/grandi dimensioni e ciò, se da un lato era un pericolo per la navigazione, dall’altro rappresentava una protezione naturale per coloro che sostavano nelle acque dell’arcipelago, per proteggersi dai pirati o dal forte vento di Maestrale/Ponente che, per effetto della vicinanza delle due coste, raggiunte intensità significative.

In tale ambito le tre isole maggiori (La Maddalena, Caprera e Santo Stefano) formano il gruppo più rilevante, anche perché si affacciano su acque navigabili, che offrono sia buona protezione sia la possibilità di sorvegliare il traffico in transito dalle Bocche. La posizione geografica dell’arcipelago, infatti, è sempre stata motivo di attrazione per coloro che avevano interesse a controllare (o sviluppare) i commerci in quella parte di Mediterraneo. Essendo così vicine, le popolazioni residenti in Corsica e nell’arcipelago hanno sviluppato e poi conservato numerose e proficue relazioni, dai tempi del neolitico fino all’inizio del XVIII secolo, quando cambiò tutto.

L’antefatto

Nel 1720, infatti, la Sardegna (con l’arcipelago de La Maddalena) venne attribuita ai Savoia, che fino a quel momento non conoscevano né l’area né le popolazioni né le isole dell’arcipelago. Essendo la Corsica di “proprietà” di Genova, al tempo non ancora sabauda, cominciarono a fiorire alcune tensioni a livello politico circa il possesso delle isole dell’arcipelago. Non tra gli abitanti che, invece, hanno continuato indifferenti a tessere relazioni commerciali soddisfacenti per entrambe le sponde.

Le cose hanno cominciato a complicarsi nel 1768, a seguito della firma del trattato di Versailles con il quale Genova, ormai in bancarotta e che aveva da tempo perso il controllo dell’isola, vendette alla Francia di Luigi XV i propri diritti (sic!) sulla Corsica, che era però indipendente de facto dal 1755 (Pasquale Paoli). L’occupazione militare francese avvenne immediatamente ad opera delle truppe comandate da Noël Jourda, conte di Vaux. La formale annessione avvenne tuttavia più tardi, quattro mesi dopo la presa della Bastiglia (30 novembre 1789), con un atto dell’Assemblea nazionale costituente francese.

Il passaggio della Corsica alla Francia cambiò completamente il quadro geopolitico dell’area, dato che il Regno Unito aveva continuato a inviare aiuti ai corsi, ponendosi una volta di più come antagonista dei transalpini. Pur avendo deciso di non intervenire Londra, avendo chiara la valenza strategica dell’arcipelago, si avvicinò ai Savoia, al fine di permettere di mantenere un qualche tipo di sorveglianza sul traffico attraverso le Bocche di Bonifacio.

Il valore strategico dell’arcipelago de La Maddalena era ben chiaro anche ai francesi che da subito si posero come obiettivo il controllo dei due lati dello Stretto, in questo sostenuti dai bonifacini, che non avevano mai smesso di chiedere al loro governo di fare di tutto per “rientrare in possesso” di quelle isole.

Il peso strategico della posizione e degli approdi dell’arcipelago si stava, quindi, facendo più netto e chiaro, anche nelle menti sabaude che rivalutarono tali posizioni strategiche per il commercio nell’area e cominciarono, con colpevole ritardo, a costruire opere militari di difesa, ormai diventate indifferibili.

La preparazione militare e l’aggressione francese

Il timore di un imminente attacco francese fece accelerare anche la preparazione degli equipaggi delle navi sabaude, tra le cui file militavano molti giovani maddalenini, precedentemente arruolatisi per combattere contro le incursioni dei pirati barbareschi, a quel tempo frequenti e pericolose. Durante tali dure battaglie i maddalenini si coprirono di gloria per il loro coraggio e per la loro capacità marinaresca, guadagnandosi medaglie d’oro al valore. Risultati tanto più importanti se si considera che i maddalenini, nonostante abitassero su un’isola, fino ad allora non avevano acquisito significative competenze marinaresche, avendo lasciato tali incombenze ai marinai campani e maltesi che commerciavano nell’area.

Nel maggio 1792 si fecero più insistenti le voci di una possibile spedizione francese contro l’arcipelago e la costa gallurese, fondamentali per il controllo dello stretto e, quindi, del Mar Tirreno. I decisori francesi ruppero gli indugi nel successivo dicembre, anche perché sostenuti da informazioni di intelligence secondo le quali i maddalenini sarebbero stati lusingati da una eventuale annessione alla Corsica e, quindi, alla Francia.

Per non farsi mancare nulla, i francesi decisero che la sola Sardegna settentrionale non sarebbe stata sufficiente, e approntarono due corpi di spedizione, uno dei quali aveva il compito di occupare Cagliari. Come scrive Giovanna Sotgiui, si trattava di “…un corpo di spedizione notevole ma disorganico, con truppe volontarie raccogliticce che, ostacolate dal libeccio, dagli stagni costieri e da grande imperizia, dopo due mesi fu costretto a riprendere il mare, sconfitto…”.

L’altro corpo di spedizione, più consistente e costituito da ben 22 navi, sbarca a Santo Stefano portando cannoni e obici con i quali cominciano a bombardare senza sosta La Maddalena che, da quella posizione, era un bersaglio piuttosto facile. Tra le Forze francesi c’era un certo giovane ufficiale di artiglieria, Napoleone Bonaparte (immagine), che allora comandava le batterie francesi. Dalla loro posizione, inoltre, i francesi impedivano ai maddalenini di ricevere rinforzi dalla Gallura in quanto l’isola si frapponeva tra La Maddalena e la costa sarda.

I francesi erano partiti da Bonifacio convinti di ritornare facilmente vincitori, grazie alle informazioni ricevute e allo svolgimento di un’azione rapida e indolore. A sostenere l’azione francese venne posta la fregata Fauvette, con il compito di bombardare il fianco dei difensori.

La risposta dei maddalenini

Dopo due giorni dall’aggressione le munizioni dei difensori cominciano pericolosamente a scarseggiare, ma la natura indomita dei maddalenini non cede alle rumorose pressioni dei transalpini. Il comandante della piazza di La Maddalena distacca allora un gruppo di coraggiosi, agli ordini del nocchiereii Domenico Millelire, che con un cannone deve far tacere le artiglierie della nave nemica. Cosa che avviene grazie alla precisione del loro tiro, che costringe i transalpini a cercare riparo dietro l’isola di Santo Stefano.

A questo punto il Millelire sa che La Maddalena non potrà resistere ancora per molto e, vista la grave situazione e il continuo e preciso martellamento da parte delle batterie nemiche, agisce l’iniziativa e, fatti arrivare altri cannoni dalla piazza centrale, decide di passare al contrattacco nei confronti delle forze francesi, decisamente superiori e attestate su posizioni migliori.

Nonostante la vigilanza del nemico, con una audace azione notturna e su mezzi dalla capienza limitata, attraversa il braccio di mare che separa La Maddalena dalla costa gallurese e piazza due piccole batterie di cannoni in posizioni tali da poter colpire alle spalle le artiglierie comandate da Napoleone e la cala dove erano ancorate le navi avversarie.

Così, mentre i francesi erano intenti a bombardare La Maddalena, il 24 febbraio 1793 il gruppo guidato da Domenico Millelire comincia improvvisamente a colpire i francesi, che si ritrovano da assedianti ad assediati.

Ancora una volta il fuoco preciso dei maddalenini attestatisi sulle coste sarde ha l’effetto di sconvolgere i dispositivi nemici, gettandoli nella confusione. I francesi si trovano quindi in una difficile posizione, sotto bombardamento avversario da La maddalena e dalle coste alle loro spalle e senza la possibilità di utilmente usufruire delle navi, bloccate nella rada dal micidiale cannoneggiamento maddalenino organizzato dal Millelire.

Come sottolinea sempre Giovanna Sotgiuiii, “…la mancanza di disciplina e di preparazione militare dei volontari (francesi, nda) ebbe la meglio su ogni altra considerazione, sulla dignità e il dovere e … imposero il ritiro. Napoleone, che vedeva vicina la vittoria … obiettò e cercò di resistere, ma il disordine e l’anarchia ormai predominavano costringendo tutti alla ritirata o, se si preferisce, a una disonorevole e disordinata fuga…” lasciando anche parte dell’armamento sull’isola per via della fretta che i francesi avevano di scappare da quella che era ormai diventata una trappola mortale. Napoleone giurò di ritornare per finire il lavoro, ma la storia ci dice che poi le cose andarono molto diversamente.

La leggenda ci ha tramandato un Millelire che, non pago della precipitosa fuga degli aggressori, si imbarca su una lancia cannoniera e insegue fin quasi in Corsica il convoglio nemico nella sua disordinata fuga.

Domenico Millelire fu acclamato come un eroe che, insieme a pochi altri coraggiosi, aveva condotto azioni di indubbio ardimento, assumendosi l’onere di portare avanti rischiose iniziative personali che avevano portato alla vittoria, salvando l’indipendenza dell’arcipelago e, probabilmente, di tutta la Sardegna.

Un umile nocchiere, grazie al suo coraggio e intraprendenza riuscì a chiudere una falla nel dispositivo di difesa maddalenino e ad accerchiare l’aggressore, mettendolo in seria difficoltà. Il suo valore fu adeguatamente premiato con numerose promozioni, diventando in seguito anche comandante del porto di La Maddalena, un incarico prestigioso che seppe svolgere con dignità e competenza. Egli è storicamente considerato la prima medaglia d’oro al valor militare delle Forze Armate italiane.

Le conseguenze geopolitiche

Il fallimento degli attacchi francesi, rivelatisi tutt’altro che facili e rapidi, influì positivamente sul morale degli equipaggi sabaudi e dei maddalenini e permise di influenzare il corso della storia, sia riguardo alla lotta contro i pirati barbareschi che sulla collaborazione con la marina di sua maestà britannica.

Il contrasto ai pirati, infatti, riprese vigore e, in un epico scontro, due imbarcazioni barbaresche vennero affondate e i nemici sopravvissuti catturati. In estrema sintesi, il valore e la combattività dei marinai maddalenini suggerì ai pirati di rimanere da quel momento a rispettosa distanza dall’arcipelago e dalle coste settentrionali della Sardegna.

Ma un altro problema si affacciava all’orizzonte. L’ascesa al potere di Francia di Napoleone faceva prevedere che questi avrebbe potuto mantenere la promessa fatta al momento della disordinata fuga da Santo Stefano. In continente gli scontri tra francesi e Savoia vedevano i secondi perdere terreno e, quindi, i maddalenini si aspettavano un attacco da un momento all’altro. A ciò si aggiungevano i danni arrecati dai corsari francesi, che impedivano il libero commercio su quelle acque. Tutto, insomma, giocava a favore di un ulteriore avvicinamento ai britannici, sia per assicurare all’arcipelago una sorta di protezione non ufficiale sia per garantire la prosecuzione dei traffici mercantili, indispensabili al sostentamento della popolazione.

Fu così che la flotta dell’ammiraglio Nelson, giunta in Mediterraneo per contrastare quella francese, fece dell’arcipelago de La Maddalena una base di sosta privilegiata per far riposare gli equipaggi e per i propri rifornimenti, tra un inseguimento della flotta bonapartista e il successivo. In effetti, tra l’ottobre 1803 e il gennaio 1805 la flotta inglese sostò ben otto volte nelle tranquille e sicure acque della baia maddalenina, da dove era più comodo sorvegliare la flotta francese, all’ancora nel porto di Tolone. L’arcipelago, infatti, distava solo 24 ore di navigazione dall’importante porto francese e ciò permetteva ai britannici di controllare agevolmente e studiare le mosse dei transalpini, concedendo un periodo di riposo agli equipaggi e facendo abbondante scorta di viveri freschi.

Anche se il celebre ammiraglio inglese non scese mai a terra, intrattenne eccellenti rapporti con le autorità maddalenine e, in particolar modo, con Agostino Millelire (fratello maggiore di Domenico), che fu spesso suo ospite a bordo della Victory. Come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta il 18 ottobre 1804, al termine della penultima delle sue otto soste nell’arcipelago, Nelson fece omaggio di un corredo d’altare (due candelieri e un crocifisso d’argento). Il dono era accompagnato da una lettera autografa oggi custodita, insieme al corredo d’altare, presso il Museo Diocesano di La Maddalena. La lettera di risposta dei maddalenini è oggi custodita presso il British Museum.

Considerazioni finali

L’intervento francese del 1793 è il classico esempio di come operazioni militari che, nella mente dei pianificatori, dovrebbero svilupparsi in maniera semplice, rapida e vittoriosa, diventano invece un incubo per l’aggressore, quando a questo si oppongono la volontà, la determinazione e la capacità di chi si difende, seppure in inferiorità numerica e di mezzi.

La coraggiosa azione di Domenico Millelire evitò la conquista del Tirreno da parte dei francesi che, con il controllo di quell’area, avrebbero privato la flotta britannica di un comodo e sicuro porto di appoggio, molto vicino alle acque/porti francesi e all’area di operazioni. Ciò permise a Nelson di evitare porti lontani da Tolone, che avrebbero impegnato maggiormente gli equipaggi di Sua Maestà. Senza quei periodi di riposo e senza le stive colme di cibi freschi (specialmente verdura dato che lo scorbuto era sempre la minaccia più grande per gli equipaggi), quasi certamente i britannici (peraltro in inferiorità numerica)iv non avrebbero combattuto a Trafalgar con la stessa determinazione e impeto e, forse, non avrebbero battuto Villeneuve, chiudendo vittoriosamente il duello con i francesi per il controllo degli oceani, che sarebbe durato indiscusso fino alla Prima Guerra Mondiale.

Ma l’azione del Millelire fu possibile grazie al forte legame che si era instaurato tra gli equipaggi della marina sabauda e la popolazione dell’isola, favorita certamente dalla presenza di molti maddalenini sulle navi del re. Oggi, quel legame che unisce i maddalenini alla Marina Militare è ancora vivo e trova realizzazione pratica nella formazione dei giovani nocchieri presso la Scuola Sottufficiali della Marina Militare, che ha sede proprio a La Maddalena (leggi articolo "Mariscuola La Maddalena, fra tradizione e innovazione").

Domenico Millelire mantenne la sua umiltà negli anni successivi alla sua impresa e non si considerò mai un eroe, nonostante i riconoscimenti ricevuti, tra i quali la nomina a cavaliere dell’ordine militare dei Savoia, passando alla storia come il nocchiere che sconfisse Napoleone.

i Giovanna Sotgiu, Storia di La Maddalena e del suo arcipelago, Paolo Sorba Editore, 2022, pag. 79

ii È un termine usato per indicare chi è incaricato del governo e dei servizi di bordo di una nave. È addetto al servizio di timoniere, a salpare l’àncora o alle manovre dei paranchi o della gru. È anche parte fondamentale dell’armamento delle motobarche (padrone e prodiere).

iii Giovanna Sotgiu ha insegnato negli Istituti Superiori di La Maddalena ed è socio fondatore del Co.Ri.S.Ma.

iv La flotta di Sua Maestà britannica era composta da 33 unità per complessivi 2.136 cannoni. La flotta alleata (Francia e Spagna) schierava 40 unità per complessivi 2.894 cannoni.

Foto: web